NON
SI REALIZZA IN QUESTO MODO LO STATO DI DIRITTO! Sono stati pubblicati in questi giorni i decreti relativi
il giudizio di ammissione dei referendum sostenuti dall’Associazione Micologica Sammarinese, ai quali avevo aderito. E’ stato ammesso il referendum con il quale si richiede
che ogni alienazione di beni immobili statali debba essere
autorizzata dal ConsiglioGrande e Generale con il voto favorevole di almeno 40 consiglieri; è stato invece dichiarato inammissibile il quesito che richiedeva di introdurre l’obbligo di approvazione da parte di almeno 40
consiglieri delle convenzioni con privati, relative destinazioni ed uso di immobili. In una decina di righe la decisione del Collegio Garante spiega che non possono essere affidate al Consiglio Grande e Generale, in quanto organo legislativo, di
controllo e di indirizzo politico, funzioni amministrative, quale
sarebbe la ratifica degli accordi predisposti con i privati dal
Congresso di Stato. Credo di potermi rendere interprete dell’intero Comitato
promotore riferendo l’opinione che la decisione II controllo, non solo semplicemente amministrativo, ma anche essenzialmente di indirizzo politico ed economico su tale tipo di attività amministrativa finisce per essere coerente con le funzioni del Consiglio Grande e Generale e coordinato ad una visione che si prefigga di mantenere l’attività amministrativa del Congresso di Stato e le scelte politiche del Consiglio Grande e Generale in un piano di uniformità ed equilibrio. La decisione del Collegio Garante appare dunque formalistica e sostanzialmente estranea al senso vero di una divisione dei poteri che si sviluppi secondo criteri di equilibrio e di autolimitazione, al fine anche di impedire episodi più o meno diffusi di prevaricazione. Se poi vogliamo scendere su un terreno più pratico e concreto, che comunque é quello al quale devono riferirsi le regole dell’ordinamento, nessuno, che abbia a cuore lo stato di diritto, può negare che si debba poter coordinare e quindi controllare tutta l’attività amministrativa che si occupa delle convenzioni in oggetto e che si risolve nel coinvolgimento di una parte rilevante della cittadinanza e ad un set tore di largo interesse economico e sociale, per il quale é necessaria una linea di comportamento univoca. Se il legislatore dà la regola per tutti gli aspetti che devono essere presi in considerazione nella formazione dell’ordinamento; se l’ispiratore dell’indirizzo politico deve mantenere l’Esecutivo nella linea di condotta prescelta, non può ritenersi estranea a tale schema la richiesta di affidare aI Consiglio Grande e Generale l’ultima parola nella materia in oggetto, che, si ripete, ha riflessi di assoluto rilievo, nella società di questo piccolo paese. Per non chiudere il discorso con la delusione che ne deriva, devo ricordare che la materia del controllo sull’attività congressuale considerata dovrà essere presa inevitabilmente in esame e quindi regolata dalla Legge-Regolamento sulla Corte dei Conti di prossima emanazione, dopo che il Consiglio ha da tempo deliberato che il progetto debba essere presentato entro il mese di luglio appena compiuto. Attenzione, quindi. |
| Tratto da "Il Sottobosco" - 12/08/2004 - Avv. Renzo Bonelli |